Libri, Living Books

Bakery House “Dolcementesamy”

Un appartamento contemporaneo dove il design incontra il gusto

dell’Arch. Giovanni Callocchia

  • Anno di completamento del progetto: 2020

A Lissone, “Capitale del mobile” della Brianza monzese, nota in Italia e all’estero per la produzione e il commercio di articoli per l’arredamento, un appartamento di circa 120 mq viene trasformato in una Bakery House.
Il progetto è firmato dall’architetto romano Giovanni Callocchia che è riuscito a tramutare in realtà il sogno della pasticcera Samantha Menato trasformando un classico appartamento, situato al quinto piano di una palazzina degli anni ’80, in una micro impresa domestica alimentare ovvero in una pasticceria casalinga.
Protagonista del progetto, dunque, è la cucina che, progettata nel rispetto della regolamentazione HACCP, combina qualità estetica a esigenze pratiche e funzionali della committenza. Spazi ampi e luminosi, superfici lisce e pulite, colori neutri e chiari si combinano ad un design contemporaneo molto sobrio ed elegante dove l’architettura lascia spazio al gusto, alla creatività e alla fantasia.
Un soggiorno, con area lounge e zona pranzo, affacciati entrambi così come la cucina su un terrazzo di 15 mq, due camere da letto, due bagni e uno spazio di servizio sono gli ambienti che costituiscono l’appartamento e che il progettista è riuscito a ricavare cercando di sfruttare al massimo i metri quadri disponibili e ponendo una particolare attenzione all’innovazione tecnologica, alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico.

La progettazione della libreria nasce in simbiosi con i proprietari, per renderla unica e personale con loro, le misure di progetto sono l’unione delle loro date di nascita a sx lei e dx lui, con elementi trasversali che vanno a unire le due parti come gesto di unione tra loro, la libreria nasce come elemento di arredo basato sulla loro unione che incastrando i segmenti si uniscono anche loro nella vita, le parti verticali sono binari che viaggiano verso l’infinito ma intersecati dagli elementi orizzontali creano un amore unico e inscindibile. I colori intersecano perfettamente l’armonia che c’è con tutto il resto della casa, ed è fondamentale l’esposizione di libri di alta pasticceria per sottolineare anche lì la linea di progettazione della BAKERY HOUSE “DOLCEMENTESAMY“.

Contatti dell’Arch. Giovanni Callocchia:

1. Foto frontale
2. Foto laterale
3. Foto laterale
Living Books

Libreria in villa

di Sergio Telesca (Architetto)

Non è sempre facile risolvere il buio di una stanza cieca

Nel progetto di ristrutturazione di questa villa, sita nell’entroterra della Basilicata, in provincia di Potenza, per rendere meno opprimente lo spazio dedicato allo studio (privo di luci o vedute), ho optato per l’abbattimento di una delle pareti e per la sua sostituzione con un muro libreria.

Grazie poi all’utilizzo del materiale ligneo e di colori caldi ho potuto rendere questo angolo del secondo piano intimo e accogliente senza rinunciare alla fonte di luce naturale.

La parete libreria è, infatti, in grado di schermare e allo stesso tempo illuminare questa porzione della casa che altrimenti sarebbe risultata soffocante e quindi poco funzionale.

Un buon compromesso per far dialogare tra loro i diversi ambienti della villa che, nel suo complesso, rimane fedele al concetto di casa rurale (vengono preservati i materiali rustici) seppur rivisitata in chiave moderna.

Per visionare il progetto dell’intera villa cliccare QUI.

Per visitare il sito dell’Architetto Sergio Telesca cliccare QUI.

Living Books

L’abitare contemporaneo

di Stefano Mavilio

(Architetto)

L’abitare contemporaneo -futuro?- dovrebbe consentirmi di fare tutto in qualunque luogo della casa e di muovermi liberamente senza nemmeno disporre dei banchi a rotelle. La casa come la conosciamo oggi -ingresso, cucina tinello, salotto buono, tende e mantovane- va assolutamente de-funzionalizzata, salvo poche eccezioni, ove necessario: il bagno, col tappetino in pelo erto e le tendine ricamate da nonna, sarà pur sempre un bagno, anche se non escludo che vi ci possa lavorare (è capitato che accadesse durante il primo lockdown).

La cucina sarà invece drammaticamente diversa: tornerà ad essere il <focus> della dimora, dove azione e pensiero riprenderanno a collaborare, vuoi che si tratti dello stufato, che del telelavoro, magari con annessa collezione di pentolame; giacché, pur vivendo una contemporaneità fatta di smaterializzazione dell’hardware, difficilmente ridurremo in dimensione il tegamino per le uova, almeno fino a quando esisteranno le uova (ma la domanda è pur sempre valida: perché invece di un tegamino ne accumuliamo intere collezioni?).

Tutto il resto deve essere <spazio per le diverse temporalità del vivere>: ove volessi dormire, in qualunque momento della giornata (telelavoro la notte con gli USA), apparirà un letto; ove volessi invece lavorare sul letto, appariranno i devices (i nostri figli già lo fanno). Rimuoveremo gli inutili salotti borghesi, i divani, i tavoli da pranzo; le mensole, i comò, i trumeau; perfino i buffet ed i controbuffet.

Come

Dovremo avere la possibilità di attrezzare un letto oppure una postazione di lavoro all’istante, quasi fosse un episodio di Star Trek. Il mio letto potrà essere scrivania; la scrivania, il letto. Perderanno significato anche le parole: meno oggetti meno parole, meno parole ma più significative (è troppo se dico multi-semantiche?). Del resto già oggi il tablet e il tavolo da cucina si esprimono con la medesima parola.

Quando i piani saranno ridotti a piani, siano essi orizzontali che verticali; quando i soffitti torneranno cieli e le finestre squarci di orizzonti; quando avrò definito il nuovo necessario corredo di utilità, avrò forse un’idea di cosa significherà l’abitare contemporaneo.

Luogo di gioia e di creatività fatta di cose semplici (non semplici cose) ma proprio perché semplici in grado di esprimere tutto il loro potenziale evocativo. E in questo rinnovato paesaggio domestico, in un tripudio di reti wi-fi e di reti neuronali, solo un oggetto avrà ancora valore di paradigma, di modello esemplare: l’ARTEFATTO LIBRO, che pur essendosi parzialmente smaterializzato in innumerevoli e-books, pdf e simili notazioni del nulla, è ancora oggi il Re delle nostre case. Comprate dunque una libreria che sia la sua Regina: prima o poi essa -magicamente- si riempirà.

Living Books

Una curva di libri!

L’idea di trasformare i nostri amati libri in veri e propri elementi d’arredo, facendoli diventare anche affascinanti oggetti decorativi per personalizzare la propria casa, è stata per me un forte stimolo per progettare una scenografica parete curva in cartongesso, caratterizzata da caleidoscopiche colonne di libri.

La parete curva, che racchiude lo studio, svolge la funzione di elemento di arredo grazie alle librerie di Design verticali, invisibili e self-standing. La porta curva di accesso allo studio, è incorniciata e mascherata da due librerie.

Il contenitore che nasconde la sua forma per privilegiare il proprio contenuto” eliminando il “superfluo” per mettere in evidenza l’essenziale, è Ptolomeo, disegnata da Bruno Rainaldi.

Il nome Ptolomeo è un omaggio a Tolomeo I Sotere che la storia ricorda come il primo che raccolse e si prese cura di tutto quanto fino allora scritto, a lui si deve l’ideazione nel III sec. a.c. della Biblioteca Reale di Alessandria d’Egitto.

Arch. Rosa Gorgoglione

sito: www.rosagorgoglione.it

Libreria su parete curva
Libreria self-standing
Libreria su parete curva, montaggio
Libreria Ptolomeo su parete curva, particolare