Conserve letterarie, Libri

16 OTTOBRE 1943

16 OTTOBRE 1943 è il titolo del celebre libro di Giacomo Debenedetti (pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1944 sulla rivista Mercurio di Roma e poi in diverse altre testate giornalistiche italiane e straniere) che racconta la retata nazista degli ebrei nel Ghetto di Roma in questo stesso giorno di 77 anni fa.

La scena con cui si apre la narrazione dei fatti è quella di una donna «vestita di nero, scarmigliata, sciatta, fradicia di pioggia» che giunge la sera del 15 ottobre tra le vie del Ghetto di Roma urlando, presa da un’agitazione che «le gorga le parole, le fa una bava alla bocca», agli ebrei di scappare: i tedeschi hanno una lista di 200 capi – famiglia ebrei da portare via con anche le famiglie.

Non curanti del messaggio di pericolo ricevuto, gli abitanti del ghetto, credendo la signora pazza (o che quanto meno si confondesse con la pretesa avanzata qualche settimana prima, il 26 settembre, da Kappler di ricevere dagli ebrei 50 chili d’oro nel termine di 36 ore, pena la deportazione di 200 persone, richiesta che tuttavia era stata onorata, dunque di che preoccuparsi?), tornarono nelle loro case, cenarono, andarono a dormire.

Il giorno seguente, alle ore 5.00 del mattino ebbe, invece, inizio la retata nel ghetto ebraico, così come nel resto della città: non solo uomini, ma anche donne e bambini, nel numero complessivo di oltre 1000 persone, vennero portati con i furgoni tedeschi organizzati in più viaggi, nel Collegio Militare di via della Lungara. Partirono dalla Stazione Termini alla volta di Auschwitz il 18 ottobre in 1.020, ne tornarono 16 nel 1945 (15 uomini e 1 donna), dopo la liberazione.

Testimonianze di quelle giornate e di quello che fu nel suo complesso la Shoah sono documentate anche grazie alle interviste rilasciate dai sopravvissuti. Tra tutte segnaliamo quella di Settimia Spizzichino, l’unica donna della retata del ghetto del 16 ottobre 1943 ad essere sopravvissuta all’olocausto.

1 pensiero su “16 OTTOBRE 1943”

  1. La ferita è sempre aperta, non è più uno squarcio, ma ogni tanto sanguina. Mi considero un privilegiato, nonostante il mio vivere, il nostro vivere, oggi sia confuso e distorto dalla nostra società. Ho il privilegio, grazie alle testimonianze di chi ha vissuto il dramma della Shoah e dell’annientamento della propria identità di sentirmi libero, di essere libero e di difendere, per loro, questo principio.

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