Conserve letterarie, Libri

Lettera sulla felicità di Epicuro

Dalla Lettera sulla felicità di Epicuro (Samo, 341 a.C. – Atene, 270 a.C.):


“ὁ δὲ σοφὸσ οὔτε παραιτεῖται τὸ ζῆν
οὔτε φοβεῖται τὸ μὴ ζῆν. οὔτε γὰρ αυτῷ
προσίσταται τὸ ζῆν οὔτε δοξάζεται κακὸν
ειναι τι τὸ μὴ ζῆν. ὥσπερ δὲ τὸ σιτίον οὐ τὸ
πλεῖστον παντωσ ἀλλὰ τὸ ἥδιστον αἱρεῖται,
οὕτω καὶ χρόνον οὺ τὸν μήκιστον ἀλλὰ τὸν
ἥδιστον καρπίζεται”.


Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce”.


La Lettera a Meneceo, detta anche Lettera sulla felicità, di cui sopra abbiamo riproposto un piccolo estratto, ci offre la possibilità di indagare le ragioni della felicità (ci siamo già occupati di questo sentimento con la selezione di alcune delle opere che potessero meglio rappresentarla qui e ancora ) e di apprendere gli strumenti per trovarla e coltivarla. La lettera rappresenta uno degli scritti più famosi di Epicuro, antico filosofo greco, vissuto tra il 341 a.C. e il 270 a.C., il cui pensiero, ancora così significativo e determinante per l’umanità, ha dato vita alla nota scuola filosofica dell’epicureismo.

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